domenica 13 novembre 2011

Il virus del cattivo linguaggio

Martedì 8/11/2011

http://www.lanotizia.tv/index_tg_detail.asp?id=1528

L’avventura del governo Berlusconi sembra ormai finita. Questione di giorni o addirittura di ore. A me, che sono di sinistra, semra una liberazione. Ma, io sono di sinistra e questo è normale. Ma c’è qualcosa che forse non è né di sinistra né di destra. Ed è il disgusto per certo modo di esprimersi. In questi ultimi tempi di berluscon-leghismo abbiamo dovuto sopportare un linguaggio basso. L’area della politica è stata più somigliante agli ambienti dell’avanspettacolo, delle osterie, delle vecchie caserme. Ne ho parlato altre volte: il dito medio alzato, le pernacchie, i giudizi estetici una volta su Rosy Bindi, un’altra sulla Merkel, sono più da ubriaconi e da teppisti che non da politici .
Ma c’è un altro aspetto del linguaggio degradato che è più pericoloso.
Mi riferisco la linguaggio che in questi giorni sta venendo fuori con maggiore forza e che i media portano in prima pagina senza alcuna annotazione negativa. Lo sentiamo tutti i giorni e ormai non ci colpisce. Per l’ennesima volta l’altra sera il ministro Maroni, in un’intervista su Rai Tre diceva: “Chi ha vinto governa, chi ha perso sta all’opposizione” Il concetto è ineccepibile. Ma i verbi vincere e perdere sono altamente irrispettosi diseducativi perché escludono il terzo soggetto: l’elettorato.
E una frase apparentemente ovvia nasconde un forte impoverimento della democrazia. In democrazia, quella non impoverita, gli elettori giudicano, insieme, i programmi, le personalità, e le coalizioni o i singoli partiti per la loro capacità di realizzare quei programmi. Quel ricorrente “Io ho vinto” denuncia un’altra concezione, diversa da quella della democrazia. È un piccolo virus che si insinua e man mano modofica il senso delle cose. Duara da circa vent’anni e nessuno lo combatte con efficacia neanche coloro che vivono di democrazia e neanche i giornalisti che dovrebbero essere sempre vigili. I ragazzi che oggi hanno 18 anni e andranno a votare alle prossime elezioni politiche sono cresciuti con questa vision delle cose: da tifosi e non da protagonisti. Cercheranno di fare vincere il loro eroe e non di vincere loro.
Da un linguaggio di questo tipo è facile passare al seguente: “chi non vota con me vota contro l’Italia”, e “Voglio vedere in faccia i traditori” (entrambe frasi di Berlusconi) laddove i traditori sono coloro che non credono che farebbe meglio a dimettersi.
Adesso neanche queste frasi ci spaventano più, ci siamo pian piano mitridatizzati, assuefatti al veleno, lo beviamo ogni giorno in piaccole dosi e poiché non moriamo crediamo di stare bene.
È così che un uomo un ex leader, il presidente del consiglio di un paese democratico si è rinchiuso nel suo bunker per difendere i suoi interessi, come dice qualcuno, per orgoglio, nel migliore dei casi, ma strafottendosene degli interessi del Paese. Rivolgersi a questi ormai sarebbe inutile: stanno per lasciarci le penne e, comunque, sono troppo incalliti nelle loro concezioni. Sperare in una rivolta morale di tutti gli altri partiti e uomini politici non costa niente ma non sarebbe molto saggio, vista la loro capacità di reazione. Ancora una volta la difesa della democrazia, come una nuova resistenza, deve vedere noi cittadini protagonisti: non votiamo più chi vince “io vinco, lui perde” ma solo per chi dice “Io propongo, gli elettori mi giudichino”

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