lunedì 1 giugno 2009

Mangiando odore di pane

Rocco D. un giorno mi raccontò che quand'era bambino e andava a garzone da un calzolaio, questi tutte le mattine ad una certa ora lo mandava al forno a comprare il pane.
A casa di Rocco, pane se ne vedeva poco.
E gli altri cibi, un poco più accessibili, non è che passassero a scadenze regolari, da quelle parti.
Quell'andare per il pane per Rocco era l'avvenimento più bello della giornata, il più atteso e il più ricordato.
L'andata la faceva quasi tutta di corsa.
Il ritorno era un dolce, lentissimo viaggio con il pane, una calda pagnottona rotonda e marrone, piatta e larga e morbida e umida.
Rocco non la toccava: offriva il sacchetto di stoffa che fungeva da borsa, aperto, alla fornaia, come una sposa si offre al suo uomo dopo lunga attesa.
Lei con rapidità ma con dolcezza, sicura e precisa, vi infilava il pane accompagnandolo con la mano fino in fondo.
Rocco chiudeva gli occhi. E si sentiva posseduto tutto dal calore ed dal profumo.
Poi se lo poggiava sulla pancia, lo teneva stretto con tutte e due le mani e dondolando tornava, mangiando odore di pane.
Non sentiva altro che il pane nelle mani, sulle labbra, tra i denti, sulla lingua, nella gola, nel petto, nello stomaco, nella pancia, sul sesso.
E si reputava fortunato, perché poteva provare quelle sensazioni sconosciute ai suoi fratelli.
Quando consegnava quel tesoro alla moglie del calzolaio, osservava ogni sua espressione, nel timore che qualcosa non le andasse e l'indomani non avesse scelto lui per quella missione. Un giorno, più duro degli altri perché da quarantott'ore non toccava cibo, quando stava ormai proprio per arrivare alla botteguccia fece una cosa mai pensata prima: infilò la mano destra nel sacchetto e con molta delicatezza e inaspettata naturalezza, con l'indice e il pollice, torcendolo un poco, staccò un bocconcino di pane e se lo portò in bocca.
Quel contatto (non la paura delle conseguenze o il senso di colpa per la profanazione, ma solo il contatto del pane caldo con la sua bocca umida) fu talmente sconvolgente che Rocco perse i sensi.
Proprio cadde a terra, svenuto, sulla strada di terra battuta, puzzolente di cacca di galline e di asini, di cani e di capre, con in mezzo il rigagnolo puzzolente d'acqua sudicia.
Proprio stette là, lungo lungo e fermo fermo, in terra, per un bel po' di tempo, con gli occhi chiusi e le braccia strette attorno al pane, senza vedere né sentire nulla dello strepitio, delle mani premurose, dei volti spaventati che lo circondavano.
Non so cosa successe dopo. Rocco finì il suo racconto con l'espressione addolorata e stupita per l'incongruenza e l'ingiustizia di quello svenimento.
Poi, più grandicello, lasciò il suo paese.
Trascorse qualche mese a Lentini, dove abitava una sua sorella sposata, poi partì per la Svizzera.
Là lavorò in una fabbrica di cioccolata, imparò il tedesco, lesse molto, scoprì Buttitta, si iscrisse al Partito Comunista.
Scrisse molte furiose poesie di lotta.
E fece anche una cosa che raramente si fa: nel momento in cui prese coscienza di non potersi dire cattolico, bensì ateo, fece l'atto solenne di abiura.
Ebbe una relazione che durò diversi anni con una compaesana anch'essa operaia nella fabbrica di cioccolata, e con lei ebbe una figlia.
Poi si trasferì a Milano, trovò posto alla Motta e frequentò le scuole serali fino a a che non prese il diploma di ragioniere.
Appena diplomatosi si licenziò e tornò in Sicilia.
Qui, dopo tanti anni e chilometri, tante esperienze e avanzate, chissà perché, ricominciò a fare il calzolaio.
Rocco è morto poco prima delle tre di oggi 1 giugno 2009.
Si è buttato giù dal balcone. In piazza Taormina. Aveva 74 anni, stava male ed era stanco di vivere.
Penso lui lo sapesse, ma mi dispiace lo stesso non avergli potuto dire che gli ho voluto sempre molto bene.

sabato 23 maggio 2009

Il rinnovo del parlamento europe

Berlusconi chiede il voto alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo perché vuole dimezzare il numero dei parlamentari in Italia.
Franceschini chiede il voto alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo perché Berlusconi ormai è un uomo senza equilibrio.
Di Pietro chiede il voto alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo perché vuole presentare la mozione di sfiducia a Berlusconi (in Italia).
La Lega chiede il voto alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo perché ora in Italia ci sono le ronde.
Berlusconi e la Lega chiedono il voto alle elezioni per il rinnovo del Parlamento perché grazie a loro e alla loro politica “respingente” non siamo e non diventeremo un paese multietnico.
Pannella chiede il voto alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo perché le TV non danno spazio alle liste Bonino-Pannella.
Casini e le sinistre chiedono il voto alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo m non hanno ancora spiegato perché.
Forse Berlusconi, Franceschini, Di Pietro, la Lega, Pannella, Casini e le sinistre non credono ci siano buone ragioni per rinnovare il Parlamento europeo

giovedì 14 maggio 2009

Identità comune?

Titolo di "Libero", giornale di Berlusconi, di stamattina: "Finalmente cattivi". Appena una ventina di giorni fa il premier parlava di ritrovata (o auspicabile) identità comune degli italiani. Ma io con questi, orgogliosi e fieri di essere cattivi con i più poveri del mondo, non ho e non voglio avere niente in comune

domenica 10 maggio 2009

Il vergognometro

Il vergognometro.è un metodo semplice e rapido per capire cosa ci fa sentire più a disagio nella nostra veste di cittadini italiani. Si procede così. Su un foglio di carta si scrivono le sciocchezze della settimana appena trascorsa. Chi lo farà oggi, per esempio scriverà le sette castronerie degli ultimi sette giorni:
1) Il corso di formazione per aspiranti eurodeputate dalle cosce lunghe e li occhi languidi.
2) Le strabilianti invenzioni di un capo di governo settantaduenne scoperto in una festa di minorenni
3) L’uso, da parte del medesimo capo di governo, della tv pubblica e di un celebrato giornalista per scagionarsi pubblicamente delle accuse della moglie riguardanti certi suoi comportamenti privati. Le accuse all’Italia, da parte dell’ONU e del Vaticano, di violare i diritti umani
4) La proposta leghista di non mischiare, sulla metropolitana, milanesi e immigrati (italiani non meneghini compresi);
5) L’ambizioso e dichiarato proposito del figlio di Umberto Bossi di seguire le orme del padre per capire le leggi italiane e discuterle col cosiddetto popolo padano
6) La richiesta del premier, durante una cerimonia pubblica, di potere palpeggiare un po’ un’avvenente signora là presente per motivi istituzionali.
Procedere alla lettura ad alta voce delle castronerie appena scritte. Alla fine di ogni castroneria letta guardarsi allo specchio. Secondo l’intensità di rossore per vergogna che si scorge sul proprio volto, assegnare all’argomento di competenza un voto che va da uno a sette. Alla fine riscrivere tutto in ordine decrescente e si avrà la graduatoria delle cose che più ci fanno vergognare di essere italiani.

domenica 3 maggio 2009


Lentini e Praga unite da un libro

Le previsioni non sono risultate fallaci: la serata è stata davvero intensa, di alto profilo, ricca di sorprese e di emozioni.
La prima di queste, in apertura, da parte di Fino Giuliano, il quale ha voluto ricordare una giovane studentessa ceka, una diciassettenne, morta tra le macerie della Casa dello Studente dell’Aquila. Fino ha vissuto il dramma direttamente sulla propria pelle, avendo fatto da tramite tra i genitori e le autorità italiane durante i giorni della flebile speranza e poi in quello della terribile scoperta che quella giovane vita era stata stroncata. Una grande commozione ha fatto sentire i presenti vicini a tutte le vittime del terremoto e a tutti coloro che sono stati colpiti dal lutto e dalla sofferenza.
La seconda l’ha fornita lo scritto di un giovane lentinese, Sergio La Fata, che racconta la scoperta di Praga e del monumento a Jan Palach durante un recente viaggio nella capitale ceka. La lettura del testo, affidata a Valentina Ferro, è stata offerta come omaggio agli ospiti e a tutti coloro che combattono per la libertà.
Ma forse sarebbe meglio dire che tutta la manifestazione è stata una bellissima sorpresa: si è andato molto oltre la semplice presentazione di un libro, come hanno ripetutamente osservato l’assessore Maenza, il Presidente del Consiglio Comunale Salvatore Di Mari e molti degli intervenuti: Si è voluto dare il giusto rilievo e la dovuta solennità alla decisione di un editore praghese di scegliere Lentini quale sede per la presentazione in Italia di un libro che era stato presentato a Praga nel mese di febbraio. Da qua la disponibilità di ospitare, eccezionalmente, la manifestazione nell’Aula Consiliare.
Con il titolare della casa editrice Balt-east, Antonin Drabek, c’erano tre formidabili personaggi: Hanka Hosnedlovà, scrittrice (nell’antologia presente col racconto “Una battaglia difficilissima”), giornalista, presidente degli scrittori della Boemia, in prima linea, nel ’68, nelle manifestazioni contro l’invasione sovietica della Cecoslovacchia; Vaclav Smrcka, scrittore (presente nell’antologia con il racconto Ziva Burko), ma anche medico chirurgo, e insegnante di Paleopatologia alla facoltà di medicina dell’Univarsità di Praga; Vladimir Cerha, scrittore (nell’antologia c’è il suo racconto “Là dove crescono le foreste di tek” ) e pittore molto affermato.
La pattuglia degli autori italiani presenti nell’antologia era rappresentata da Fino Giuliano, insegnante, scrittore e poeta nato a Catania e residente a Vicenza, ma cresciuto a Lentini, e da me.
La serata è stata resa preziosa dalla brillante e aggraziata conduzione di Valentina Ferro, , dalla giovane attrice carlentinese Valeria Roccella e da quello che può essere definito “la voce della cultura lentinese”, Pippo Galatà, i quali hanno letto ibrani degli auturi presenti.
Una citazione a parte la merita Mirko Scauso per il tocco di grande raffinatezza che ha aggiunto con un elegante addobbo floreale ad un ambiente sobrio ed austero

domenica 26 aprile 2009

Venticinque anni fa moriva Ciccio Ciciulla


Venticinque anni fa, esattamente il 21 marzo, moriva Ciccio Ciciulla. Aveva 57 anni.
Se per i giovani questo nome dirà poco o niente, per gli anziani rappresenta una parte non secondaria della storia politica, sociale e sindacale della Lentini del secolo scorso. .
Fu in prima linea, ancora giovanissimo, già in quella indimenticabile stagione di lotte per il lavoro che si caratterizzò con gli scioperi a rovescio, la zappatura e la potatura non richiesta dai proprietari nei terreni incolti e malcoltivati, entrando a pieno titolo tra gli oltre 200 processati per gli scontri di contrada Vaddara tra la polizia e i braccianti, in cui si contarono diversi feriti da una parte e dall’altra. E in prima linea fu sempre nelle aspre battaglie sindacali degli anni ’50 e ’60, quando sembrava non si riuscisse a chiudere un contratto di lavoro se non dopo estenuanti giornate di sciopero e gli scontri alla stazione non erano infrequenti (di particolare durezza quello del ‘66 ricordato nel documentario “Graziella fumava le alfa”).
Fu consigliere comunale dal 1956 all’85 e per molti anni ricoprì anche la carica di assessore comunale. Ma niente in lui, assolutamente niente, evocava l’uomo di potere.
Poco prima che ci lasciasse, l’ultima volta che andai a trovarlo in ospedale, rimasi particolarmente colpito dai suoi occhi non più splendidamente vivaci e dalla grande fatica con cui era costretto a parlare. Io ero consigliere comunale e lui, dopo la solita consapevole, meravigliosa bugia con la quale rassicurava tutti gli amici e i compagni che le cure procedevano bene e che presto sarebbe tornato alla battaglia, mi chiese di occuparmi del problema di un’anziana signora che si era rivolta a lui per ottenere dal comune qualcosa che le spettava. Volle spiegarmi tutto nei minimi particolari, per evitare il rischio, a chi si era rivolto a lui con tanta fiducia, di perdere ulteriore tempo. Poi mi informò che il giorno prima aveva inviato al sindaco un lettera di protesta per l’avvenuta soppressione di una fontanella pubblica nei pressi dell’ospedale. “Per i parenti dei malati” disse “specialmente forestieri, quella fontanella è importantissima. Non è giusto togliergliela. Hanno già tanti disagi, poveretti”.
Ecco chi era Ciccio Ciciulla, dopo trent’anni di “potere”. La gente, specialmente quella più povera, più umile, più emarginata lo sapeva bene. Al suo funerale nessuno nascondeva le lacrime e molti lo salutavano a voce alta “Ciao, Ciccio”, come facevano in piazza tutte le sere.

venerdì 17 aprile 2009

domenica 12 aprile 2009

mercoledì 8 aprile 2009

L’imbecille

Così, nettamente e chiaramente, Bertolaso ha definito il sig. Gioacchino Giandomenico Giuliani, l’inventore di un metodo inedito e ignoto al capo della Protezione Civile, attraverso il quale il presunto imbecille aveva previsto il terremoto dell’Aquila e altri potrebbe prevederne. Boschi ha espresso lo stesso giudizio non altrettanto seccamente ma con un lungo giro di parole. Entrambi continuano a sostenere che è impossibile (e lo sarà per sempre) prevedere i terremoti. Come i nostri antenati, quando dicevano loro che la Terra è rotonda, che l’aereo è una macchina che vola, che si può comunicare da un capo allo’altro del mondo con un apparecchio che si chiama telefono. Tutto normale: non è facile per nessuno accettare l’idea che una con la faccia di Giuliani e per giunta fuori mestiere possa aver dato vita ad una scoperta che potrebbe salvare più vite della penicillina.
Ma ora qualcuno (non loro, ancora troppo presi da astio e gelosia) si dia da fare per aiutare il sig. Giuliani ad affinare la sua scoperta e per mettere a disposizione dell’intera umanità uno strumento di vita. Pare che il suo costo sia più o meno simile a quella di una bomba a mano.
E lo proponga per il Premio Nobel.

Il perseguitato

Una decina di giorni fa il conduttore di un programma televisivo chiese ad Obama come se la cava in un certo sport (che non ricordo neppure quale fosse). Obama rispose: “Più o meno come un paraplegico”. All’indomani tutti i giornali criticarono aspramente il presidente per avere usato una determinata categoria di persone, portatrici di handicap, come esempio di limitate capacità motorie e agonistiche. Pochi giorni fa a Berlusconi fu riferito che il segretario della CGIL sull’onda dell’entusiasmo per la manifestazione di Roma, aveva chiesto un incontro per discutere aulle misure per fronteggiare la crisi. Berlusconi rispose: “con i sordi è inutile parlare”. Nessun giornale italiano ha criticato (neppure delicatamente) il presidente del Consiglio per avere usato una determinata categoria di persone portatrici di un handicap come esempio di limitate possibilità di comprensione.
E Berlusconi continua a dichiararsi “perseguitato mediatico”.