domenica 17 gennaio 2010
BA-LO-TE-LLI-BA-LO-TE-LLI
È meraviglioso: a soli diciannove anni riesce a mettere sistematicamente in difficoltà i razzisti che frequentano gli stadi e la Lega Calcio. I primi sono costretti a cori così demenziali che se a casa lo sanno i figli e i fratelli più piccoli non vanno più a scuola per la vergogna: il più evoluto e intelligente di detti cori è “Se saltelli muore Balotelli”. E mentre lo urlano coi volti paonazzi saltellano come dei primati. Delle altre manifestazioni dei propri sentimenti neanche a parlarne: vanno dal “buuu” al lancio di banane in campo, come per dire “hai la pelle nera, quindi sei una scimmia”. Più o meno come fece il bue quando diede del cornuto all’asino. Penso che il volto e l’intelligenza che i razzisti da stadio stanno mostrando, oltre che veritieri siano i migliori strumenti di lotta contro il razzismo in generale. Basta farli conoscere anche fuori dagli stadi e vedrete che anche i razzisti “da città” non si mostreranno più per paura di assomigliare a quelli.
Ma quali sono le colpe di Balotelli? Diverse. Innanzitutto è nero, molto bello, dal fisico statuario (forse suscita qualche invidia?) in secondo luogo è bravissimo a giocare al calcio (e come si permette?); in terzo luogo, e questo non lo doveva proprio fare, è italiano (non esistono italiani neri, urlano); infine, e questa è la colpa più grande, quando loro fanno le scimmie saltellanti, Mario fa l’uomo: non abbassa la testa, non si demoralizza e batte loro le mani.
Quei galantuomini (e qualche altro ipocrita dell’ambiente) sostengono che ce l’hanno con Mario per il suo carattere e non per la pelle. E allora, perché “buuuu” e banane? All’inizio citavo Sivori: oltre ad essere stato straordinario e indimenticabile campione di calcio, il grande Omar fu anche primatista mondiale di squalifiche per liti con avversari, con arbitri e pubblico. Ma aveva la pelle bianca e quindi anche il diritto ad un bel caratterino.
E la Lega Calcio? Beh, il suo primo intervento fu quello di multare Balotelli perché applaudì i dementi che gli auguravano la morte (ripeto, 19 anni e calciatore, mica killer o stupratore di bambini). Il secondo intervento, grazie alla reazione della stampa “buonista” (attenzione: questa è una parolaccia!) è stato ragionevole il minimo: la curva Sud dello stadio di Torino sarà chiusa per la prossima partita della Juve. Ecco, non fare entrare in uno stadio, almeno per un giorno, una massa di idioti, razzisti e violenti non salverà il mondo, ma potrebbe essere l’inizio di una reazione che vada oltre la persona del calciatore con la schiena dritta.
E questo è il più bel gol del mio beniamino.
sabato 9 gennaio 2010
Fratelli d'Italia, l'Italia s'è persa
Parole grosse? Vediamo.
Rosarno è una cittadina calabrese, in provincia di Reggio Calabria, che conta poco meno di 16 mila abitanti. Secondo un rapporto di “Medici senza Frontiere” essa, ospita più di 5000 immigrati, 23 diverse nazionalità, tra extra-comunitari e comunitari, che ne fanno la terza zona d'Italia ad alta densità di stranieri in rapporto alla popolazione residente, dopo Napoli e Foggia. Vuol dire che ogni quattro persone che circolano nel suo territorio una è straniera (quasi sempre di pelle nera che più nera non si può). Per anni hanno convissuto pacificamente. Nessuno (autorità, amministrazione, bravi cittadini) si è posto il problema di distinguere tra immigrati regolari e clandestini. Sapete perché? Perché tutti e 5 mila facevano comodo. Perché in campagna, a raccogliere arance e mandarini, quelli lavorano dall’alba al tramonto, come gli italiani di ottant’anni fa, a metà paga e senza ingaggi, diritti, assicurazioni, ecc. E i clandestini facevano più comodo, perché ancora più deboli e meno protetti e anche ricattabili.
Sono stati trattati così male (nel lavoro e fuori) da avviare una vera e propria rivolta. E giustamente tutti ci indigniamo per la rivolta. I bianchi sparano sui corpi dei neri e la cosa non ci turba granché, poi i neri sfasciano i cassonetti e le automobili dei bianchi e siamo tutti preoccupati dell’invasione dei neri. Il Ministro degli Interni (il geniale inventore delle ronde che dovevano salvare l’Italia e che neanche nelle sue valli prealpine hanno trovato gente disposta a farle) ha dichiarato che il problema è dovuto alla eccessiva tolleranza verso i clandestini. Lui quando ha fatto quella dichiarazione non sapeva perché le prime due persone straniere di colore erano state colpite con armi da fuoco, né sapeva se erano regolari o clandestini. Sapeva solo che erano neri. Pertanto, e solo per tanto, erano causa e non vittime di violenza (a quando, sig. ministro, le ronde coi cappucci bianchi e le croci incendiate?). Questo si chiama razzismo e il far finta di non accorgersi che in Italia migliaia e migliaia di poveracci sono tenuti in condizioni di semi schiavitù si chiama ipocrisia.
E l’arretratezza? Questo tipo di razzismo è da Mississippi, Georgia, Louisiana della prima metà del secolo scorso, è quello che abbiamo visto in tanti vecchi film americani da Mississippi burning a Il buio oltre la siepe a La calda notte dell’ispettore Tibbs. La contemporaneità è un nero, figlio di immigrato, Presidente degli Stati Uniti d’America.
mercoledì 23 dicembre 2009
Buon Natale
lunedì 21 dicembre 2009
Una mostra d’arte per sei giovani talenti

E chi se l’aspettava più? Da anni a Lentini non si vedeva una mostra d’arte. E forse mai se ne erano viste di così raffinate. Eppure è accaduto. Il 7 e l’8 dicembre, giorni consacrati all’Immacolata, gli incantevoli saloni di palazzo Magnano San Lio, in via Garibaldi, si sono aperti al pubblico per l’esposizione di alcune opere di pittura e fotografia di sei giovani ed interessantissimi artisti lentinesi e carlentinesi. Un incanto: gli autori di inaspettato, notevole livello e l’organizzazione impeccabile. Il titolo: "Giovani artisti del nostro territorio"; la curatrice: Damiana Vinci. E proprio Damiana è la prima splendida sorpresa: una giovane lentinese “vocata” ad organizzare eventi e a valorizzare le risorse artistiche del territorio. Tra l’altro, in grado di convincere gli amministratori di Lentini e Carlentini a patrocinare l’evento e di inserire due momenti musicali che da soli facevano evento: nel corso della prima serata un concerto jazz di un quartetto formato da Carlo Cattano (sax), Salvo Amore (chitarra) Filippo Di Pietro (basso) e Franco Farchica (batteria); nel corso della seconda, l’esibizione di un quartetto d’archi composto da Noemi La Cava (violino), Annalisa Virzì (violino), Matteo Blundo (viola) e Bruno Crinò (violoncello).
EpPer non farsi mancare niente, nelle due serate una degustazione di vini e delizie gastronomiche locali.
E questo era solo il “contorno!
Il dono più grande fatto alla città è stato quello di far conoscere alcuni talenti di notevoli doti e dal futuro luminoso. Ve ne parlerò seguendo l’ordine del percorso dell’esposizione.
Prima sala: Giuliana Piccolo. Presentava opere di straordinario effetto, in cui il segno è tracciato “bruciando” la tela nera con la varechina ed è sottolineato con corde di cera nera. Opere di inenarrabile musicalità.
La seconda sala ospitava le opere fotografiche in bianco e nero di due artiste di grande capacità di suggestione: Maria Costanzo e Valentina Marino, entrambe laureate all’Accademia di Belle Arti di Catania, entrambe con esperienze anche in altre ambiti artistici (pittura, decorazione, grafica), entrambe usano la macchina fotografica per fotografare l’anima, i sogni, le ansie e le attese dei nostri giorni. Ma raccontano tematiche, stati d’animo, esperienze diverse, con sensibilità e linguaggi differenti: per questo stavano bene insieme.
Nella terza sala esponeva Christian Vecchio: tecnica pittorica e cifra estetica fuori dall’ordinario, ricercato, spirituale, incantatore. Un ragazzo gentile e modesto ma artista di livello elevato. Anche lui è laureato all’Accademia di Belle Arti di Catania.
Ospite della quarta sala era Veronica Astone, la più giovane del gruppo (tutti, comunque, al di sotto dei trent’anni). Esponeva una serie di opere con cui, delicatamente, dice la sua nel dibattito spesso sguaiato, superficiale e urlato, su culture e tratti somatici diversi da quelli europei. Bellissimi volti di donne e bambini di colore, che raccontano umanità, sofferenza, dolcezza.
Nell’ultima sala esponeva Alessandra Nastasi. L’unica autodidatta, ma anche lei dotata di grande tecnica e forza espressiva. I suoi soggetti preferiti sono i paesaggi cittadini, a cui conferisce atmosfere di grande suggestione e la natura, in particolare le rose, di cui riesce a far sentire l’odore e la delicatezza vellutata dei petali.
Grazie, Damiana, per questa mostra e per gli artisti che ci hai fatto conoscere. E ben arrivata. Nel nostro territorio c’è bisogno di arte, di bellezza e di tipi come te.
giovedì 19 novembre 2009
venerdì 6 novembre 2009
Padre Carlo D'Antoni sul Crocifisso da togliere
Padre Carlo è un sacerdote di Siracusa, a mio modo di vedere "un eroe del nostro tempo, per l'impegno senza sosta e senza risparmio nei confrenti dei più poveri, i più bistrattati, i più emarginati (gli immigrati).
Io sarei d'accordo per far togliere il Crocifisso dalle scuole. Ma anche dagli ospedali e da tanti enti pubblici. E questo per rispetto del Crocifisso.
Per amore di verità. Questo "segno" che altro non è che la carta di identità
del Dio creduto dai cristiani, non dovrebbe continuare ad essere usato per
ornare luoghi che forse hanno smarrito il loro spirito costitutivo. La scuola,
ad esempio, è luogo educante dove la persona è accompagnata nella sua maturazione prima umana e poi professionale (a cominciare dalla scuola primaria
e secondaria) ? Oppure, nelle aule dei tribunali, dove l'amministrazione
della giustizia non sempre è rispettosa della dignità e dell'uguaglianza
dei cittadini (sia per i tempi biblici che le sono caratteristici, sia per la
cavillosità e costo davvero scoraggianti).
E' desolante che tanti difensori del Crocifisso dicano che esso è un simbolo
della nostra cultura e della nostra storia.
Il crocifisso è un segno non di queste cose (potrebbero esserlo forse le
nostre opere d’arte anche di ispirazione religiosa), ma è segno parlante di
una rivelazione da parte di Dio, per chi ci crede. Il suo luogo naturale è
costituito da tutti i Golgota dove si continua a crocifiggere quell'uomo con il quale Dio ha voluto essere solidale. Se a qualcuno interessa sul serio il Crocifisso, deve cercarlo là e non negli uffici o nei palazzi spesso distanti dai pensieri e dal cuore di quell'uomo di Nazaret. E neanche, aggiungerei, in tante chiese ed edifici ecclesiastici.
Così come dovrebbe essere proibito stupidiare con il Crocifisso ridotto ad orecchino, accessorio di collanine eccetera. In oro, diamanti… Ma oggi si usa anche metterselo sul culo (si dice piersing?)
La vera questione secondo me è allora un'altra: è giusto che si continuino
ad eliminare, sommersi e sepolti da tonnellate di profitto ed indifferenza, i
crocifissi della terra (abitanti del terzo mondo, i nostri giovani senza
futuro, gli immigrati, i popoli devastati dal non rispetto dell'ambiente, i sottoposti ai regimi della mafia, camorra...)?
Ma so bene che questa campagna di eliminazione dei crocifissi in carne e ossa non entusiasma tante nostre associazioni che pur si dicono di ispirazione cattolica. I
crocifissi languono e ci muoiono tra i piedi. Ci inciampiamo sopra e li malediciamo
sperando che presto le nostre città vengano ripulite.
Ma giustamente, mi si farà notare che sono andato fuori strada rispetto al
tema sul quale ci è stato ordinato di perdere tempo.
padre Carlo.
martedì 3 novembre 2009
Il sindaco di Lentini e "gli amici di Iacopo" a Melissa
Anche i braccianti lentinesi furono protagonisti di quella stagione di lotte. Tra questi non si contarono morti, ma neanche a loro furono risparmiati dolori e drammi: vi furono decine di feriti e centinaia di processati.
Il sindaco di Lentini, Alfio Mangiameli è stato presente, insieme ad una delegazione di cui faceva parte anche il sottoscritto. Il primo cittadino a nome della città ha espresso tutta la solidarietà al comune e alla popolazione della cittadina calabrese ed ha voluto ricordare il contributo di lotta, sofferenza e sacrificio che i nostri braccianti diedero negli anni ’40 e ’50 per il progresso e la giustizia sociale in Italia. Ed ha raccolto apprezzamenti e chiari segni di stima e simpatia da amministratori pubblici, sindacalisti, pubblico e relatori. Tra questi spiccavano il sindaco di Melissa, Gino Murgi, il coordinatore della Fondazione G. Di Vittorio, Andrea Gianfagna, i docenti Gino Massullo, dell’Università La Sapienza di Roma, Cesare Pitto, dell’Università della Calabria, Tommaso Baris, dell’Università di Palermo, il segretario della CGIL Calabria, Sergio Genco e il segretario della CGIL di Crotone, Antonio Spataro.
domenica 25 ottobre 2009
La strage di Melissa
L’Associazione “Amici di Iacopo” (Guglielmo Tocco, Luigi Boggio, Elio Magnano) ha avviato una serie di iniziative che si concluderanno con il gemellaggio tra Lentini e Melissa.
Giovedì 29 ottobre, a Melissa si terranno delle manifestazioni in ricordo della strage di 60 anni fa. L’Amministrazione Comunale e l’Associazione “Amici di Iacopo” sono state invitate a partecipare con una delegazione.
martedì 20 ottobre 2009
61 anni fa i fatti della Vaddàra
Si era da poco usciti dalla guerra e non si riusciva a fronteggiare adeguatamente la fame e la disoccupazione. Da circa un anno era in vigore il decreto sull’imponibile di manodopera, che avrebbe dovuto spingere i proprietari terrieri ad eseguire i lavori necessari sui terreni agricoli, ma una forte e generalizzata resistenza ne impediva la piena applicazione. I braccianti lentinesi, spinti dal bisogno e guidati dalla Federterra, da alcuni giorni cercavano di costringere i proprietari all’applicazione del decreto andando a lavorare abusivamente negli agrumeti bisognosi, dato il momento, di zappatura (sciopero a rovescio). La mattina del 19 ottobre, dunque, circa 85 lavoratori disoccupati scavalcarono i cancelli di una delle proprietà del barone Beneventano, in contrada Reina-Vaddara, e iniziarono a zappare. Verso le 10,30, su richiesta del proprietario sopraggiunse un nutrito gruppo di poliziotti e carabinieri per identificarli e mandarli via. L’arresto immediato e, a parere dei lavoratori, ingiustificato del dirigente delle Federterra Mario Strano (successivamente deputato all’ARS) diede vita ad una vibratissima protesta che man mano degenerò fino a diventare scontro fisico tra braccianti e forze dell’ordine. Vi furono diversi feriti da una parte e dall’altra e altri arresti. I lavoratori nella stessa mattinata inscenarono una violenta protesta presso il Municipio dove i registrarono il ferimento del sindaco Filadelfo Castro e dell’assessore Severino Ielo e vari danni a porte e vetrate. Alla fine centinaia di persone denunciate, processate e condannate.
I fatti misero in luce lo straordinario senso di solidarietà del popolo lentinese in due modi: nella stessa mattinata degli scontri centinaia di braccianti che lavoravano regolarmente ingaggiati nei fondi vicini a quello di Benventano lasciarono il lavoro per sostenere i loro compagni (per questa ragione i denunciati furono molto di più dei lavoratori abusivi); nei mesi successivi i 240 denunciati latitanti furono ospitati da famiglie di parenti ed amici; tenuto conto della necessità di cambiare spesso “rifugio”, si può calcolare che le famiglie solidali con i braccianti furono almeno un migliaio (Lentini all’epoca contava circa 6.000 famiglie)
