venerdì 30 dicembre 2011

Che c'entra la passione?

Non è vero che quello di Licodia Eubea sia un delitto passionale.
È un delitto sessista. È un bestiale, inaccettabile, terribile arcaico delitto sessista. Un delitto tipico: il maschio che uccide una femmina.
E non ha territorialità, limiti di età, ambiti culturali. Soprattutto non ha niente a che fare con la passione, con l’amore, con un sentimento qualunque. Nasce da un cattivo virus che colpisce solo gli uomini ed è difficile da debellare. Ci vorrà molo tempo, educazione, cultura. È un virus che potremmo chiamare sessual-razzista. Fa credere agli uomini di avere molti più diritti delle donne. E nel rapporto a due è devastante. Secondo questi esemplari rimasti fermi nei secoli passati, la donna non ha il diritto di rifiutarli, di lasciarli, di cambiare idea, di stancarsi di un rapporto, di giudicare un uomo incapace, inadatto a lei, noioso. Queste sono prerogative che solo l’uomo può esercitare, non la donna. E siccome le leggi non costringono le donne a camminare dentro quei viottoli recintati di divieti, ecco che l’uomo si fa carico di difendere la “posizione” nel modo più semplice: eliminando la donna. Oltretutto lui è quasi sempre più forte fisicamente e può farlo. Non c’entrano proprio la passione, l’amore, il dolore per l’abbandono, eccetera eccetera. L’assassino, come in questo caso, dopo avere tolto la vita , scappa nel tentativo di arsi una vita senza di lei, altro che amore e passione. L’ha punita e forse si aspetta la gratitudine degli altri uomini.
Non è stato un delitto passionale ma solo un brutale, violentissimo, imperdonabile delitto.

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