mercoledì 17 dicembre 2008

Da noi era meglio non sognare

Nella è un splendida “ragazza degli anni ‘60” che vive a Firenze. Per molti anni è stata lentinese, nel senso che giunse a Lentini, con la famiglia, quand’era ragazzina e qui si formò, completò gli studi,si innamorò, iniziò a lavorare. Era molto intelligente e creativa già allora e mai ha cessato di esserlo. Adesso fa l’insegnante e la scultrice. L’ho contattata per Ziti, miti e riti perché la nostra amica comune Maria Marino mi aveva raccontato una storia che la riguardava. Di questa storia potrebbero sortire trattati, dibattiti, addirittura film o romanzi. E non perché si tratta di storia particolare, singolare, straordinaria, ma proprio perché storia normale, ordinaria: malinconica storia di speranze deluse e di sconfitte, assai comune negli anni '60 (e forse anche oggi) a Lentini (e forse non solo) e per questo emblematica. Di eccezionale c'erano il sogno (aprire un atelier), la dimostrazione delle capacità di Nella (una sfilata organizzata nel '66 con modelli da lei disegnati), e la straordinaria bellezza delle ragazze che si improvvisarono modelle per l'occasione.
Nella (è lei che ha scritto quanto segue)racconta questa storia con pochi, brillanti tratti da artista.
L’abbiamo letta e abbiamo rievocato quei momenti con alcune delle protagoniste citate nel breve racconto la sera del 14 dicembre alla Masseria Militti, nella seconda serata di Ziti, miti e riti.


Lentini gennaio 1966

Nella. – Cara Leda, sono stufa, con sto cavolo di diploma di ragioniere non so che farci. Potessi mettere a frutto il mio corso di figurinismo…! Tirerei su una bella ditta di abiti. Con tutte le sartine, le signore che ricamano e fanno la maglia…in questo paese, altro che Dior!
Leda – E perché non la facciamo? Io conosco tante ditte del Piemonte che ci potrebbero dare una mano.
Nella – mi piacerebbe fare una ditta dove si disegnano e si tagliano i vestiti e poi si portano a lavorare nelle case delle sarte, delle magliaie o delle ricamatrici. Magari gli si comprano le macchine da cucire ed i telai più moderni: sì, ma con quali soldi.
Leda – A quelli non pensare. Se si parte bene poi i finanziatori arrivano.
Nella - Potremmo organizzare una sfilata di modelli disegnati da me. Io so tagliare e cucire, ma a rifinire mi annoio e non mi piace. Io faccio bene solo quello che mi piace.
Leda – potremmo trovare qualche sarta, non troppo esosa.
Nella - Ci sarebbe un’amica mia, si chiama Rosetta.
Leda – Mettiti a disegnare…al resto ci pensiamo.
Nella – Se non so per chi devo disegnare e con quale tessuti…..non ci riesco.
Sai cosa posso fare? Chiamo tutte le mie amiche e se loro mi portano i tessuti e sono disposte a sfilare glieli regaliamo, altrimenti devono pagare la sarta.


Nella, Leda e Rosetta si mettono all’opera: vengono reclutate Franca e Tina Caracciolo, Cetty Massimino, Rosanna Bonafede, Enza Failla, Angela Pizzo, Pinella Consiglio, Annamaria Vertillo e tante altre ragazze.
Il Purrazzeto si trasforma in una sartoria di alta moda dove vengono disegnati, tagliati e confezionati 62 vestiti.
Qualcuno arriva a pensar male vedendo sto anda e rianda di tutte ste belle ragazze:
I vestiti sono quasi pronti……ma dove si fa la sfilata?

Turi Moncada è il mago che risolve i problemi.
La sfilata si farà al Circolo Conte Alajmo, più noto come Circolo dei Nobili.
Nei bei locali, tra gfli specchi dorati c’è anche il pianoforte, e il nostro mago tira fuori dal suo cilindro anche le trecento sedie necessarie oltre a quelle in dotazione al Circolo. INVITO:

Lentini, 21 aprile 1966, ore 18 Circolo Conte Alajmo

Nella presenta le sue creazioni

I soci del Circolo sono lieti di invitare alla sfilata di moda la signora……………
Invito strettamente personale



Al Pianoforte Luisa Balcone
Speaker Salvo Pizzo
Tutta le signore di Lentini sono assiepate nel salone del Circolo.
Le ragazze, pettinate dal parrucchiere Emilio e dal suo aiutante, sfilano, inizialmente impacciate ma poi disinvolte.

Il caloroso pubblico sottolinea con scroscianti applausi di apprezzamento e di incoraggiamento.
Un successone!


Lentini, 10 maggio 1966

Il carissimo signor Cannone, papà di Mariella e Paola, divertitosi moltisso a questa iniziativa mette a disposizione un suo appartamento in fondo a via Regina Margherita.
La signora Balcone cede una macchina da cucire ed un tavolo per il taglio delle stoffe.
Il signor Saro Antico presta la sua ape per i traslochi
Tante altre persone, che oggi non sono più fra noi, si mostrano generosissime ed entusiaste di essere tra i protagonisti di tale iniziativa.
E’ nato il primo atelier di Lentini,

Passato il primo momento di euforia ed arredato l’appartamento, si invitano le lentinesi.
Si sa che i primi passi sono duri…ma la delusione è tanta: le giovani signore di Lentini vengono per farsi disegnare gli abiti ma, quando si chiede di mostrare il tessuto comprato…dai rotoli scartocciati appaiono pezzi di stoffa di vestiti usati e scuciti…………la creatività, l’iniziativa e l’entusiamo delle giovani Nella e Rosetta non era degna manco d’un taglio da “giovedì”!


Lentini, 10 luglio 1966

Tutto viene restituito ai legittimi proprietari.
Rosetta viene assunta per L. 15.000 come segretaria all’autoscuola.
Nella, due mesi dopo, riprende a studiare l’odiata ragioneria e si scrive ad Economia e commercio; verrà assunta da Turi Moncada come geometra.

Fine di questa storia.

mercoledì 10 dicembre 2008

La seconda puntata di Ziti, miti e riti

Domenica prossima seconda puntata di Ziti, miti e riti.
Questa sarà ancora più intensa, ricca e ritmata della prima. Parleremo di una sfilata di moda tenuta a Lentini nel 1966 con modelli disegnati dalla lentinese nella Pizzo, cuciti dalla lentinese Rosetta Avola, indossati da bellissime ragazze lentinesi. Alcune di loro saranno con noi a raccontarci tutto e sarà possibile vedere i disegni degli abiti.
Poi si passerà a parlare di alcune famiglie di venute da fuori per via del commercio delle arance e che ebbero un ruolo significativo anche nell’evoluzione del costume, nell’imprenditoria, nelle attività sportive e culturali: gli Zerega, i Tesei, i Gangemi, ecc. (saranno tutti presenti).
Si ricorderà un’esperienza culturale di grande spessore, Il Ponte, che vide tra i suoi animatori i più vivaci intellettuali del tempo, come il giudice Paglialunga, lo scrittore Addamo, il cardiologo Nuccio Sgalambro, ecc.
Come nella prima puntata parteciperanno Aldo Failla, Gianni Anzalone e il duo Bruno e Luisa. In chiusura, il nostro caro anfitrione Sergio Militti ci aiuterà ad alleviare la tipica, incontenibile tristezza da fine serata con dolcetti e liquorini consolatori.

martedì 9 dicembre 2008

Il Carmes, il Mokambo, i "fusti"

Forse non toccherebbe a me dirlo, ma la prima serata di Ziti, riti e miti è stata proprio bella. Lo scriverei in ogni caso perché questo è il mio blog e sono certo di dire la verità, ma vi garantisco che sono ampiamente confortato, in questo giudizio, da tutti quelli che erano presenti e dagli amici che ci hanno ascoltato per radio e abbiamo potuto contattare.
Riconosco che era fin troppo facile suscitare sorrisi e consensi avendo procurato l’incontro tra vecchie conoscenze che in alcuni casi si erano perse anche di vista e che non c’è niente di più gradevole che ricordare i bei tempi della gioventù. Se aggiungiamo che l’ospitalità di Sergio Militti è stata magnifica (anche i dolcetti e i liquori ci ha offerto alla fine), pensiamo che non c’era bisogno di molto per rendere bellissima la serata. E però qualcosa di più c’è stata: la presenza di una decina di giovani nati ben dopo gli anni ’60 ed il loro giudizio, non dissimile dal mio; le capacità narrative di Aldo Failla e Ciro Messina e quelle affabulatorie di Gianni Anzalone; gli interventi musicali di Bruno Gullotta e Luisa Zarbano. Insomma, alla fine possiamo ben dire che è stato creato un momento di bellezza, una piccola opera d’arte immateriale e fuggevole. E di questo siamo contenti. Ma resta netta una sensazione: che le cose ricordate sull’Upim, sul Carmes, su Lorelan, sui “fusti” (ah, c’era pure Cesare Pisano), sulle balli degli anni verdi e sui Giampuliroti a Lentini, su Graziella Vistrè e gli scontri del’66, sugli anni lentinesi di Giovanni Falcone, sul giudice Paglialunga alla fine abbiano lasciato anche qualche spunto di riflessione sulle relazioni tra quei tumultuosi anni ’60 e l’attualità. Infinity Media, produttrice del video “Graziella fumava le alfa” ha regalato una copia del DVD ad ognuno dei presenti.
Nella prossima serata, domenica prossima, stesso luogo (masseria Militti, via F,lli Bandiera, 18) e stessa ora, parleremo della Famiglia Zerega (ed anche dei Tesei e dei Gangemi), del Circolo Culturale “Il ponte” (e, quindi, del giudice Paglialunga e dello scrittore Addamo), della FUCI e di una sfilata memorabile sfilata di moda tutta lentinese (Nella Pizzo). Come domenica scorsa l’incontro potrà essere seguito anche per radio grazie a Radio ElleUno (99,2 mf)

domenica 7 dicembre 2008

La festa di Iacopo, il Poeta “da Lentino”

Prima di cominciare, era lecito che qualcuno giudicasse fosse un po’ eccessivo il titolo di “Festa di Iacopo” che si era voluto attribuire alla manifestazione sul nostro grande antenato conclusasi sabato scorso.
Probabilmente adesso, però, tutti coloro che erano presenti nell’Auditorium della “Marconi” saranno pronti a giurare che davvero si è trattata di una festa. Di una gran bella festa.
Innanzitutto per la presenza del brillante, affascinante, preparatissimo professor Antonelli, forse il massimo studioso italiano di Iacopo e della Scuola Poetica Siciliana, autore di innumerevoli pubblicazioni sull’argomento: profondo, stasera relatore acuto e rigoroso, ma esemplarmente chiaro, gradevole, comprensibile a tutti.
Egli ha saputo individuare ed indicare al foltissimo pubblico tutte le tracce di “lentinesità” appositamente lasciate dal Notaro nella sua produzione poetica; ha illustrato come il sonetto, di cui Iacopo fu l’inventore, sia a tutt’oggi la forma poetica cui nel mondo si fa più ricorso; ha ricordato quanto la lingua e la letteratura italiana debbono al nostro poeta.
Ma a fare diventare festa quella che poteva essere una semplice, seppur importante, conferenza, è stata anche un gruppo di studenti dei due licei che, sotto la guida di Gianni Anzalone, hanno dato vita ad una performance di voce, parola e poesia di grandissimo valore artistico, geniale invenzione di Gianni. E, con loro, il liutaio e musicista Giuseppe Severini che, accompagnandosi con strumenti musicali da lui stesso costruiti, ha suonato e cantato diversi brani musicali d’epoca medievale e letto poesie di Iacopo.
La festa si è conclusa con la premiazione dei vincitori del concorso “Iacopo da Lentini, Notaio”, indetto dalla Fondazione Pisano, a cui avevano partecipato ben 57 studenti del comprensorio. Sono stati premiati i giovani Giulia Corsino, (primo premio), Denise Miceli, Francesco Catania, Martina Ruma, Valeria Saggio, Leandro lasciato, Eugenia Munzone, Diletta Guglielmino.
La manifestazione è stata promossa dalla Fondazione Pisano, dall’Associazione Giacomo da Lentini, dal Liceo Classico Gorgia, e dal Liceo Scientifico Vittoriani, con la collaborazione degli I Istituti comprensivi, I, II e IV (Vittorio Veneto, Notaro Iacopo e Marconi) e dell’Istituto alberghiero Moncada.
Se la Festa di Iacopo ha avuto questi grandi risultati, gran parte del merito è da attribuirsi al presidente della Fondazione Pisano, professor Filippo Motta, efficientissimo coordinatore e impeccabile “padrone di casa”.

lunedì 1 dicembre 2008

IACOPO E LA SUA CITTA’

Finalmente anche il Notaro Iacopo ha una festa nella sua città. La prima edizione si terrà dal 4 al 6 dicembre per iniziativa della Fondazione Pisano, di un’Associazione sorta proprio per questo, , del Liceo classico “Gorgia” e del Liceo scientifico “Vittorini”.
Inizierà con un concorso tra studenti (48 adesioni) per una ricerca sul poeta inventore del sonetto, per i cui vincitori sono previsti premi in denaro e attestazioni di merito. Si concluderà nel pomeriggio di sabato 6 nell’ Auditorium dell’istituto Comprensivo “Bottiglieri” di via Federico di Svevia, dove, alle ore 17, il professor Roberto Antonelli terrà una conferenza dal titolo “Giacomo e Lentini”.
Il prof. Antonelli è Preside della Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, direttore della rivista “Critica del Testo”, membro del Comitato editoriale del Dipartimento di Studi romanzi, vincitore del premio «Honoré Chavée» dell’Institut de France, socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei e tanto altro ancora. Recentemente ha curato un volume sul Poeta, edito da Mondatori, unanimemente considerato un punto di riferimento imprescindibile per lo studio di Iacopo (o Giacomo, nome con cui è altrettanto noto) di cui, nell’estate scorsa, scrisse un entusiastico articolo sul quotidiano “La Repubblica” nientemeno che Andrea Camilleri. A dimostrazione dell’attualità della poesia del Notaro, il padre di Montalbano in quell’occasione si dilungò molto sui versi del nostro Poeta e sul suo tema privilegiato, quello dell’amore. Come fu scritto anche in questo stesso giornale, quell’articolo si rivelò anche un inaspettato spot per la nostra città, il cui nome, per un giorno, campeggiò sulla prima pagina del secondo giornale più letto d’Italia.
Lentini, attraverso una prestigiosissima Fondazione, i suoi Licei e un’associazione culturale sta cercando di dimostrarsi all’altezza di quella “chiamata”.
L’iniziativa, dunque, va ben oltre gli amplissimi confini di una grande manifestazione culturale per assumere anche i connotati di efficace iniziativa di promozione della città. Purtroppo, proprio sotto questo profilo forse apparirà un po’ debole e potrebbe non portare tutti i risultati sperabili, essendo venuta a mancare all’ultimo momento l’adesione, già data per certa, del Comune. Ma in questo periodo di beghe politiche sempre più distanti dalla comprensione e dagli interessi della città, di contrapposizioni e dispetti, di scontri e ricerca di rivincite, c’è forse un solo impegno assunto a Palazzo Scammacca che possa considerarsi certo?

sabato 22 novembre 2008

Ziti, miti e riti

Quattro serate domenicali (tutte quelle di dicembre) per parlare, ricordare, rievocare e riconsiderare come i ragazzi e i giovani di allora vissero gli anni ’60 a Lentini.
Molta nostalgia, certo, forse anche qualche lacrimuccia, ma varrà la pena raccontare la “prima volta” in un periodo in cui le ragazze non avevano certo la libertà di oggi, o i primi balli (quelli in casa e quelli, mitici, degli “anni verdi”). E probabilmente oggi vedremo con occhi diversi e capiremo qualcosa di più di quegli anni di euforia e di grandi trasformazioni (la televisione in tutte le case, le scuole “alte” aperte quasi a tutti, il Mokambo, il Carmes, l’Upim, l’arrivo di alcuni “forestieri eccellenti, come gli Zerega, i Tesei, i Giuffrè). Tempi di estenuanti passeggiate in via Garibaldi, di “ziti cull’occhi”, di scherzi memorabili e ragazze irraggiungibili; tempi di FUCI, di Liberi Calciatori e Stella Rossa, di Bortoletti, Augusto Ferrante, Gianni Viola, dei grandi, inviditissimi, “vitaioli”, delle splendide “irraggiungibili”, del leggendario gay che sfidava il mondo con le sue mise e la strepitosa “nnacata”, di Cesare Pisano, il “fusto” per antonomasia.
Si parlerà di questo, di tant’altro che qui è impossibile citare e di tutto quell’altro che mi vorrete suggerire e ricordare, voi che mi leggete.
Essì, perchè sarò io a condurre questo amarcord lentinese, questo spettacolo della voce e della memoria. Ma non sarò mai solo. Ci saranno, ad ogni “puntata” i protagonisti e i testimoni di vicende, storie, situazioni di cui si parlerà. E non solo. Ci saranno anche, ospiti fissi, Bruno Gullotta e Luisa Zarbano, che ci riproporranno quelle canzoni dell’epoca legate ai nostri balli, alle gite, alle furtive “abbozzate”.
Tutte le domeniche di dicembre, dunque, cioè il 7, il 14, il 21 e il 28, in un luogo bellissimo, il B&B “Masseria Militti”, di via Fratelli Bandiera, 18. E Sergio Militti, maestro di ospitalità, non ci lascerà di certo a becco asciutto.
C’è un solo piccolo problema: il locale non si presta ad ospitare folle oceaniche, ma, al massimo 30-35 persone. Questo vuol dire che chi avrà piacere di partecipare dovrà prenotarsi per tempo ed essere puntualissimo alle 17.
Gli incontri saranno trasmessi in diretta e archiviati per chi vorrà sentirli in differita, su Radio Elleuno Lentini (99,2 fm) e sui siti internet:
http://guglielmotocco-cosemie.blogspot.com,
http://www.radioelleuno.it,
http://lentini.forumfree.net
In questi siti potranno effettuarsi le prenotazioni ed essere inviati anche i commenti, i suggerimenti, le indicazioni, le foto, i documenti che si desidera vengano condivisi.
Alla fine ne faremo un libro da conservare, regalare, far circolare, giusto per, con estrema modestia, immortalare tutto

venerdì 21 novembre 2008

Viva Villa(ri)

I messicani avevano Pancho Villa e tuttora ne vanno fieri, noi dobbiamo accontentarci del mastelliano Villari. Non avrei mai immaginato, però, che un giorno questo senatore, mastelliano anche nelle fattezze, mi sarebbe diventato simpatico. Eppure è accaduto. Oggi mi appare come un fenomeno nuovo che può portare a grandi cambiamenti nelle regole che tengono insieme la corporazione dei politici italiani. Villari è un senatore elevato inopinatamente a tale carica direttamente dal PD. Un bel giorno il partito antagonista del PD, quel PdL oggi al governo, lo sceglie come suo controllore gradito in una delle articolazioni del potere di chi governa (la RAI). A lui, uomo semplice e concreto, non interessa molto chi lo nomina e a che cosa, gli interessa solo essere nominato. PdL o PD per lui non cambia molto (a Lentini si diceva una volta "cu ti runa pani ghiamulu pattri" (chiama padre chi ti dà da mangiare). Nonostante nell’accettazione della carica di Presidente della Vigilanza RAI c’entra molto l’etica e la cultura del Villari, Di Pietro non sbaglia nel dire che Berlusconi in questo caso è stato un corruttore: il Cavaliere lo ha nominato (l’elezione alla Camera è una pantomima) non perché non ne avesse altri a disposizione ma solo per mettere in difficoltà (riuscendoci magnificamente) l’opposizione e il PD (il padre-partito che a Villari aveva dato "pane" pochi mesi fa). Tutto era chiaro, già visto mille volte in Italia, all’estero, in ogni comune, osceno e banale. Un semplice caso di corruzione, tradimento, cambio di casacca per interesse, ecc. ecc. In una parola, un caso rassicurante, perché fenomeno noto, variabile sempre messa in conto. All’improvviso, però accade il fatto nuovo: il senatore-oggetto che si era venduto per il classico piatto di lenticchie si ribella al suo compratore. Ma, attenzione, non è questo che mi manda in sollucchero. Se la storia finisse qui il Villari avrebbe parzialmente ricucito una grave ferita inferta da se medesimo alla sua propria dignità. E questo rimarrebbe un fatto suo personale difficilmente in grado di emozionare altri al di fuori di se stesso e della sua famiglia. La mia simpatia nei suoi confronti sgorga perché egli, involontariamente, è diventato il granello di sabbia che fa inceppare il sofisticato meccanismo di autodifesa della corporazione dei politici italiani. Con il suo doppio tradimento ha dimostrato la fallibilità delle segreterie dei partiti nello scegliere "loro" i nostri rappresentanti, e la fallibilità del corruttore nello scegliere il domestico. Questa finestra aperta improvvisamente e inaspettatamente dal caso Villari ha permesso a tutti di vedere quanto povera e priva di gusto sia la mobilia del Palazzo. E questo assomiglia molto a quel racconto di Gianni Rodari dal titolo “Gli abiti nuovi dell’imperatore”. Chissà cosa accadrebbe se da Campione d’Italia a Marzamemi si levasse finalmente una grande, rumorosa, maleducata risata in faccia a questa cinquantina di individui che ogni giorno ci rubano un po' di democrazia. Potrebbe finalmente verificarsi il miracolo dello sghignazzo tanto caro a Dario Fo.

lunedì 3 novembre 2008

Due incontri poetici

Ieri, come molti, sono andato al cimitero. E come molti ho incontrato decine di amici, parenti, conoscenti. Due di questi incontri mi hanno colpito particolarmente.
Il primo fu con un’anziana signora, sorella di un mio indimenticabile amico morto alcuni anni fa. A lei, poco tempo dopo il fratello, è venuto a mancare anche un figlio piuttosto giovane. Cercava la tomba di un bambino suo compagno di giochi nella fanciullezza. Ed era sinceramente dispiaciuta di non potere portare un fiore, come ogni anno, a quel suo amichetto. Poi la vide da lontano e vi si diresse quasi di corsa, salutandomi di fetta. Finalmente si era rasserenata.
Il secondo, con un personaggio molto noto a Lentini: Elio Cardillo (per qualcuno che non lo conosce, egli è poeta, attore, archeologo dilettante, animatore di mille iniziative che hanno a che fare con le tradizioni lentinesi). Appena finito di salutarci mi mi disse che era appena stato a portare un fiore a donna Rita Cattano. Capì subito che non sapevo chi fosse e si premurò a parlarmene. Era una ostetrica (allora, quando si partoriva in casa con il solo loro aiuto, le ostetriche si chiamavano “levatrici” e “mammane”). Era morta nel 1931. Elio è nato molti anni dopo, ma, dice lui, “chissà quanti lentinesi ha fatto nascere e non è giusto che la sua tomba sembri abbandonata”.

sabato 1 novembre 2008

Un grande insegnante e un magnifico alunno

Grazie a mia figlia ho per le mani un libro di bellezza commovente.
Ha per titolo “Pagine di letteratura greca - Raccolta degli appunti delle lezioni del prof. Carmelo Restifo tratta dai quaderni dei suoi alunni”.
Il professor Restifo era nato nel 1925 ed è morto nel 2005. Aveva insegnato dapprima in una scuola media e poi, dal 1963 al 1993, nel Liceo Classico “Tommaso Campanella” di Reggio Calabria. Subito dopo la sua scomparsa, un suo alunno, Enrico Tromba, si ricordò di avere conservati da qualche parte i quaderni degli appunti che durante i tre anni del Liceo aveva preso durante le lezione del professore. E si ricordò che anche altri suoi ex compagni, incantati dalle sue lezioni, dai suoi modi, dalla sua capacità espositiva, amavano appuntare le lezioni del professore. Ed erano tanti quelli che avevano conservato quei quaderni come cose preziose. Continuando la ricerca scoprì che non c’era stato anno, a partire dal ’63, in cui almeno un alunno del professore Restifo non avesse conservato gli appunti del professore. E così, felice di avere avuto la conferma di quanto straordinario fosse stato quell’insegnante, pensò che quegli appunti potevano diventare un libro. Per ricordare il professore di greco. Il volumetto è stato pubblicato il giorno del primo anniversario della scomparsa del professore.
Spero di conoscere presto e di abbracciare Enrico, l’alunno che tutti i professori vorrebbero. E spero che lui mi vorrà parlare a lungo di Carmelo Restifo, il professore che vorrebbero tutti gli studenti.

Un altro importante appuntamento con Fino Giuliano

Cari amici,
ho il piacere d'informarvi che martedì 18 novembre alle ore 18.30
presenterò il mio romanzo "Ritorno in Sicilia" all'Istituto culturale della
Repubblica ceca a Roma.
Se siete nella capitale, ci tengo alla vostra presenza
Un caro saluto, Fino


Aggiungo che, salvo imprevisti, Fino sarà a Lentini tra Natale e Capodanno per presentare il suo ultimo libro di poesie. Avrò modo di essere più preciso fra qualche settimana. Guglielmo